Media, storia e cittadinanza, a cura di Pier Cesare Rivoltella, Enrica Bricchetto, Fabio Fiore

Editrice La Scuola, Brescia, 2012, 169 p. [ISBN] 978-88-350-3055-3

Che significa oggi essere cittadini? Cosa c’entrano i media? E cosa vuol dire “oggi”?
Lo chiarisce questo libro combinando due competenze essenziali per capire la cultura digitale: quella sul web 2.0 delle reti sociali e dell’essere sempre online (ecco che significa “oggi”), e quella sulla formazione ai media.

Fu la scuola a scoprire per prima quelli che chiamò “nativi digitali”: persone a proprio agio con forme di comunicazione che i loro anziani, insegnanti e genitori per primi, trovano difficili; persone che usano e valutano queste forme di comunicazione in modo diverso da quello dei loro predecessori semplicemente perché ci sono nate dentro.
Li scoprì incontrandoli in aula: aveva appena cominciato a domandarsi se e come insegnare nuove tecnologie e nuovi media,  si trovò presto a chiedersi come fare a insegnare, a insegnare qualsiasi cosa, a chi trova naturali media e tecniche profondamente diversi da quelli tradizionali.

È preziosa allora una competenza di didattica multimediale, come quella di chi scrive in questo libro, per capire come i nativi digitali possano collaborare con i loro predecessori, e in particolare con i “migranti digitali“: chi ha imparato a comunicare prima manipolando testi sequenziali, poi consumando audio e video da canali broadcast, e solo dopo manipolando media e praticando il web.

“Media, storia e cittadinanza” è un libro leggero, con cinque brevi saggi su parole chiave: “identità”, “memoria”, “narrazione”, “autonomia”, “responsabilità”, e sei casi di studio. Li inquadra e li aggiorna al 2012 una profonda introduzione di Pier Cesare Rivoltella “Educare ai media: una questione di cittadinanza”.

Per spiegare il ruolo dei media nella cittadinanza di oggi l’introduzione parte da due evoluzioni tecnologiche che hanno modificato la didattica e insieme il modo di interagire, cioè di essere cittadini.
Ricordiamo prima quella che Rivoltella lascia implicita: l’informatica individuale, che ha reso comune l’accesso anche creativo a contenuti digitali, prima testi e poi multimedia. Furono proprio quelli che avevano imparato da piccoli a usare un personal computer i primi a essere chiamati “nativi digitali”.
Il testo parte dalla seconda: ipertesti su internet, consumati col browser: il web che oggi chiamiamo 1.0. Questa aumentò di più ordini di grandezza la quantità di contenuti multimediali accessibili – e a distanza!
Nella terza, quella del web 2.0, Rivoltella distingue due componenti: la capacità di pubblicare contenuti propri (verso tutti, ma anche in maniera mirata tramite reti di contatti virtuali che si evolvono continuamente proprio in risposta ai contenuti che vi circolano), e in più la possibilità di comunicare così in ogni momento della giornata grazie a quegli apri-internet tascabili personali che chiamiamo smartphone.

La facoltà di pubblicare fa di ciascuno di noi autore, redattore ed editore, dilettante: dei propri contenuti, della propria immagine del mondo e dell’immagine pubblica di sé. L’accesso sempre e dovunque integra consumo e produzione di media con tutte le attività quotidiane che ci fanno interagire con gli altri, cioè essere cittadini.
Proprio da queste due capacità nascono due caratteristiche nuove dell’essere cittadino: la coincidenza tra essere e apparire, che fa perdere importanza all’analisi critica e al senso critico, e la commistione tra dimensione pubblica e privata delle identità personali ormai multiple.

Che combinazione: questi due modi di essere cittadino sono proprio i comportamenti dei nativi digitali che tanto preoccupano i loro predecessori! E per Rivoltella sono sviluppi naturali dell’evoluzione dell’ambiente in cui siamo cittadini.

Che fare allora della formazione ai media? Cosa insegnare sui media, come e perché?
Oltre alle tecniche di consumo, interpretazione e produzione, servono valori. Per convivere in questo mondo per tanti versi nuovo, valori tradizionali assumono una nuova importanza: Rivoltella propone ospitalità, giustizia e sincerità.
Abbandoniamo quindi la prospettiva dei media come materia di studio, “ora di media” in più di quella “di costituzione” o invece di quella di informatica. Adottiamo i media, la loro interpretazione e manipolazione come cardine della didattica: dall’educazione ai media passiamo a quella con i media.
Il motivo è chiaro: permettere ai cittadini, nativi e migranti, di esserlo a pieno titolo padroneggiando i media digitali online.

Da dove si comincia? I migranti che oggi fanno pratica di interazione online, e magari vogliono contribuire a far collaborare meglio nativi digitali e nativi analogici, troveranno utile imparare anche a produrre, e a valutare, contenuti multimediali.

Milano, 22/05/2013. Gianluca Marcellino

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